LA CHIESA DI SANTO STEFANO
Una campagna di scavo eseguita sul finire degli anni ’60 ha messo in evidenza come questo luogo sia stato frequentato con continuità fin dal XII secolo a.C., dall’età del bronzo. Il sito costituisce uno dei più importanti esempi di stratificazione archeologica di tutta la Valle Camonica. La chiesa, che domina da un roccione, ravvolto forse un tempo da un’ansa dell’Oglio, si erge sulle case del paese. L’edificio non s’impone per particolari note architettoniche, ma per il campanile e soprattutto per i due bulbi che lo sovrastano e che rarissimamente si ripetono nel bresciano. La chiesa è antichissima e le vestigia scoperte sotto il pavimento di un edificio ad unica navata con un corpo absidale rettangolare, l’hanno fatta assegnare, dal Prof. Mario Mirabella Roberti, all’epoca carolingia.
Va per altro ricordato che il reperimento in loco di una mensa votiva con l’iscrizione «L. Diis et Deabus m.» (agli dei e alle dee) aveva fatto ipotizzare al Prof. Bonafini la sede del Capitolium, ovvero l’area sacra della città, proprio sulla stessa altura di S. Stefano. Questa ipotesi sembra trovare riscontro in un recente studio su Cividate Medioevale dove i ricercatori Bianchi, Macario e Zonca localizzano l’area del foro della città romana ai piedi del colle di S. Stefano. La relazione tra il foro e il Capitolium, edificio canonico della città, ben si inserisce nell’assetto urbano dell’insediamento romano. Anche lo storico don Sina scrive «Questa chiesa è posta su di una rupe poco elevata, nella parte nord-est dell’abitato, sul posto medesimo dove un tempo sorgeva il piccolo Campidoglio della Civitas Camunnorum». 
Della chiesa di S. Stefano sono testimonianze più recenti gli affreschi di cui uno, raffigurante il Santo, ha rivelato la mano della scuola di Giovanni Pietro da Cemmo. Nel 1578 il visitatore mons. Pilati notava che vi si celebrava talvolta per devozione e nella festa di S. Stefano. La chiesa era consacrata assieme all’altare e godeva di un livello di circa tre scudi annui sulle case circostanti.
Un anonimo sosteneva, nel 1905, che la chiesa era di diritto Vescovile, tuttavia già al tempo del visitatore Mons. Pilati la chiesa era di pertinenza della Comunità. 
Come scrisse Don Carlo Comensoli «era la popolazione tutta che sopperiva alle spese; col latte della malga prodotto nelle due feste che interessano la storia ed il culto di S. Stefano: 26 Dicembre Messa Solenne in onore del proto martire compatrono della parrocchia, ed il 3 Agosto festa delle reliquie di S. Stefano, festività antica ora scomparsa dal calendario liturgico. Chi scrive ricorda che, dopo la Messa celebrata nella chiesa, un incaricato della Fabbriceria metteva all’incanto il latte ricavato dalla malga prodotto "a bene della chiesa".
Nel 1901 si restaurò il campanile. Nel 1969 venne compiuta l’opera di ricerca di cui si è detto. Finiti gli scavi, la soprintendenza provvide alla pavimentazione ed in seguito, con il contributo della Regione Lombardia fu restaurato il campanile, la cui caratteristica guglia e la cipolla vennero ridisegnate dall’Ing. C.A. Ippoliti di Breno e ricostruite con cura da Narciso Prandini di Braone. Scavi e restauri furono inaugurati il 7 Ottobre 1973. 

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