LE ACQUE
Nella toponomastica campestre di Cividate «Luèrc» e «Ciòs» sono, con «Cléf», i nomi di più evidente derivazione latina. 
«Luèrc» deriva da «Lupercales», feste che si tenevano a fine inverno nell’antica Roma in onore della divinità pagana «Luperco» che presiedeva alle  sorgenti d’acqua. Tali riti erano propri delle comunità legate all’agricoltura ed intesi a esorcizzare la  morte  ed il ritorno alla vita (primavera). 
La civiltà romana che più di qualunque altra favoriva al massimo l’impianto nei suoi territori di grandi e piccoli  acquedotti, certo non avrà trascurato le sorgive «Luèrc» e dei «Cléf» per derivarne un pubblico servizio, tanto più in una «Civitas Camunnorum» così importante.
Negli ultimi anni del secolo scorso la sorgiva venne sfruttata per fornire le case di via Sovea, Porta Castello e poche altre.
L’acqua di  «Luèrc» godeva  fama  di possedere virtù terapeutiche, anche dietro consiglio medico. Inoltre l’amena località si presentava accogliente e favorevole a domenicali pomeridiane  merendine sull’erba, accanto alla sorgiva fresca e salutare. Era anche il premio concesso ai filodrammatici dell’Oratorio maschile che venivano compensati dal defunto Don Bortolo con una grossa anguria consumata a «Luèrc» in festosa compagnia. 
E dire che quando il povero Damioli Carlo (Maculì) chiese per la sua casa nuova l’acqua di Luerco, l’autorità sanitaria non gliela concesse perché l’acqua non era potabile! 

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