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Il lettore potrà facilmente notare che alla base della costruzione compaiono degli enormi massi squadrati che mostrano i segni di una lavorazione che difficilmente si può trovare in altri edifici nel parco del Barberino. I pietroni più massicci sono naturalmente posti ai quattro angoli mentre nei muri laterali il materiale da costruzione impiegato è di più modeste dimensioni anche se la fattura complessiva del fabbricato è indice di una particolare cura. Nella parte più alta, che ha subito durante gli anni le trasformazioni più considerevoli, compare la data 1908: tale data è da riferirsi ad interventi non strutturali, ma solo di straordinaria manutenzione, come il rifacimento del tetto o dell’intonaco o l’apertura di finestre. Al centro della scala d’accesso al piano superiore, un enorme lastrone funge da pianerottolo e sotto di esso si trova una vasca per la raccolta dell’acqua piovana. Vista anche la bellissima posizione panoramica, è probabile che in quel punto, forse in epoca medioevale, vi fosse una torre d’avvistamento e di controllo del territorio sottostante, cioè la piana di Cividate. Pure il muro che fiancheggia la strada appare alquanto insolito se paragonato ai tanti muretti a secco di contenimento presenti in tutto il Bardisone. È significativo, infatti, l’utilizzo di grandi blocchi di pietra che ricordano più dei massi da fortificazione che non le solite pietre (di calcare grigio) di più ridotte dimensioni facilmente reperibili in loco, grazie allo sfaldamento naturale della montagna. |
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