Il centro del potere religioso a Cividate si identifica con la Pieve, che genera una situazione fortificata denominata Castello nel corso del X secolo. Dalla Pieve dipendevano i luoghi di culto presenti sul territorio circostante a Cividate, nello stesso tempo essa deteneva la prerogativa dell’amministrazione dei sacramenti. Gli abitanti erano tenuti a versare al centro pievastico un tributo sotto forma di decima, la decima parte dei prodotti agricoli e degli animali, per il mantenimento degli ecclesiastici, del Vescovo e dell’edificio religioso. Un documento del 979 testimonia l’avvenuto incastellamento della Pieve di Cividate, che comprendeva la chiesa plebana, il battistero e il cimitero intorno ai quali gravitava una sorta di villaggio. Un muro e un fossato perimetrale circondavano l’area, di forma rettangolare, che aveva un’estensione interna di 7.000 mq. Una labile traccia dell’accesso al nucleo fortificato si trova in via Porta Castello, che ne ha conservato memoria nel toponimo, dove nella muratura che ingloba conci in calcare bianco si nota l’impronta di un arco, alla base del quale si trova un piccolo masso in porfido con incisi cerchi concentrici e una croce, forse segni confinari. La fortificazione dell’area della Pieve conferma la funzione di centro di potere della stessa e di ruolo di difesa nei confronti degli abitanti. Dall’inizio del XII secolo si ha notizia della presenza a Cividate del gastaldo, funzionario che amministra i beni per conto del Vescovo, che risiede altrove. Almeno da quest’epoca Cividate è sottoposta alla signoria vescovile, confermata in tempi successivi dalla ricognizione dei beni vescovili ordinata da Berardo Maggi nel 1299 e da ulteriori documenti, oltre che da evidenze architettoniche quali il Palazzo del Vescovo, edificato all’interno del recinto fortificato e accompagnato da un edificio con funzione di raccolta dei beni in natura che confluivano al Castello. Il sistema difensivo è attualmente poco leggibile in quanto subì trasformazioni che modificarono l’assetto urbano dell’area. Nuclei di famiglie, legate al vescovo da rapporti feudali precedentemente insediate nel Castello, già nel XIII si trasferiscono all’esterno delle mura, costruendo autonomi centri fortificati. Evidenze documentarie testimoniano come nel 1389 il processodi riorganizzazione dei beni pievastici abbia portato a nuove abitazioni per il clero accanto alla chiesa plebana. Cambi d’uso e di proprietà, erosione dei possedimenti fondiari e di potere con l’avvenuta autonomia battesimale delle chiese sussidiarie mutano il quadro d’insieme. Nel 1476, durante la dominazione veneta viene redatto l’estimo in funzione impositiva, che rappresenta una fonte di grande rilievo per la conoscenza dell’assetto di Cividate a quest’epoca. Il Medioevo volge ormai al termine e lascia dietro di sé numerosi segni che un visitatore attento può ancora cogliere. Angoli integri di grande suggestione si intravedono percorrendo gli stretti vicoli del centro dove si aprono squarci di un passato apparentemente lontano che qui sembra appena trascorso. |
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