| L’ORGANIZZAZIONE
DEL TERRITORIO |
Una volta conquistata la
Valcamonica, i Romani organizzarono il nuovo territorio realizzando un sistema
viario funzionale all’attraversamento dell’intera vallata e ponendo il
proprio centro di controllo politico e culturale nella media valle, vicino
al fiume Oglio, nel sito dell’odierna Cividate Camuno.
La città di oggi
ricalca l’impianto urbanistico dell’antica città romana, sviluppata
intorno ai due assi principali costituiti dal Cardo e dal Decumano, incrociati
ad angolo retto, dai quali partiva un sistema ortogonale regolare di strade
e isolati.
Il luogo in cui sorse Cividate
fu scelto sicuramente per la vicinanza all’Oglio, per il territorio pianeggiante
che favoriva l’agricoltura e per l’immediato collegamento con la Val Trompia
(Passo Crocedomini) e con la Val di Scalve. Inoltre la città non
aveva bisogno di mura difensive perché naturalmente protetta dal
fiume e dall’imponente collina che sovrasta la zona; infine sembra che
il sito fosse privo di un consistente insediamento indigeno.
Il turista interessato a
visitare la città di Cividate Camuno entrerà nel paese attraversando
il ponte moderno e si immetterà quindi nella piazza Fiamme Verdi,
dove, sulla destra, avrà la possibilità di parcheggiare l’auto.
Per assaporare al meglio il profumo dei tempi passati, consigliamo di proseguire
a piedi e di immettersi senza indugio nelle strade interne, immaginando
come dovevano essere allora.
Proprio dove si trova la
piazza moderna c’era quella antica: il Foro romano si collocava lungo il
fiume, ornato da edifici pubblici religiosi e civili, da portici e da botteghe.
Conferma tale ubicazione il fatto che nel gennaio 2000 sono stati recuperati
nel fiume resti architettonici ed epigrafici (in parte esposti al Museo),
chiaramente riferibili ad edifici monumentali.
In corrispondenza del ponte
moderno, volgendo lo sguardo a nord, si scorge il pilone dell’antico
ponte romano, realizzato con blocchi di pietra squadrati disposti regolarmente.
Il ponte aveva probabilmente una sola arcata, in legno, secondo una tipologia
conservata per lo meno fino al XVI secolo.
Il ponte di Cividate
demolito verso la fine dell'800, e frutto di rifacimenti millenari. Il
ponte attuale è più a Sud.
Della strada romana che attraversava
la valle rimangono solo poche altre testimonianze: nel territorio di Pisogne,
sono state rinvenute tracce della strada antica che collegava la Val Camonica
alla Val Trompia; possibilmente riferibili al tracciato romano sono alcuni
tratti acciottolati nei pressi di Capodiponte e tra Malonno e Edolo;
romana è infine considerata l’arcata di ponte emersa nel greto del
fiume Oglio a Sonico, presso l’ex frantoio Marniga.
In tutta Cividate sono stati
ritrovati numerosi resti di strade e acquedotti, a testimonianza del fatto
che la città di oggi ricalca la città antica. Resti di lastricato
stradale romano sono venuti alla luce nelle vie Palazzo, Molini, Cere,
Laffranchini, Rimaldo. Appena fuori dal centro abitato, sul colle Barberino,
è tuttora visibile un tratto d’acciottolato presumibilmente romano,
di circa 50 m, lungo la strada che sale dal paese verso nord – est.
Il visitatore che vorrà
ripercorrere le strade romane di Cividate non troverà i resti sopra
menzionati perché inevitabilmente perduti o ricoperti. Tuttavia,
se da piazza Fiamme Verdi proseguirà sulla strada principale e imboccherà
via Palazzo, avrà la possibilità di vedere i resti di una
casa romana che si affaccia sulla strada di oggi come un tempo faceva su
quella antica.
L’abitazione di via Palazzo,
ai piedi della rupe di S.Stefano, merita una sosta ed un approfondimento,
in quanto è l’unica abitazione romana a tutt’oggi visibile a Cividate.
(cliccare sull'immagine
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La parte a noi nota è
costituita da due ambienti, ma le strutture proseguono in almeno altri
due vani sotto la casa moderna da un lato e la strada dall’altro. Il vano
più interno, piuttosto ampio, di forma quadrangolare, è conservato
solo su due lati, costituiti da blocchi di pietra di medie dimensioni e
ciottoli legati con malta. Il lato S presenta una grande soglia in pietra
grigia locale con l’impronta dei cardini per la porta. Probabilmente il
piano d’uso era costituito da un semplice battuto di terra, che copriva
la roccia affiorante.
La seconda stanza, senza
alcuna comunicazione con l’altra, è a pianta rettangolare: all’interno
ci sono tracce di una pavimentazione in cocciopesto, mentre i muri
conservano tracce di intonaco.
Il materiale recuperato
all’interno dell’edificio permette di datare il suo utilizzo dal I al IV
sec. d.C. Fra gli oggetti, conservati al Museo di Cividate (sala 1, vetrina),
sono da segnalare le monete, un boccale con depressione sotto l’ansa (tipico
di una produzione locale), notevoli frammenti di piatti in Terra Sigillata
nord-italica decorata e un elemento di serratura in bronzo.
[cliccare sulla foto
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L’abitazione che abbiamo
appena visto è indubbiamente modesta, ma nella Civitas Camunnorum
erano presenti anche domus di prestigio, come quella scoperta in via Laffranchini.
L’edificio era suddiviso in almeno cinque ambienti, due di questi dotati
di impianti di riscaldamento e disponeva di un cortile sterrato, munito
di un ambiente di servizio. Le strutture erano decorate con intonaci colorati,
pavimenti a mosaico e frammenti architettonici marmorei.
Fra gli oggetti recuperati
ed esposti al Museo (sala 1) segnaliamo un frammento di rilievo in marmo
raffigurante un eroe nudo con manto, databile al I-II sec. d.C. e un’applique
bronzea raffigurante Minerva, la divinità più importante
della Valcamonica romana. Inoltre sono da notare una chiave in ferro e
uno spillone in osso, un campanellino in bronzo, probabilmente impiegato
con valore apotropaico, e due strigili, elementi propri della toeletta
maschili, impiegati dagli atleti per detergersi.
Un’altra abitazione ragguardevole,
con cortile lastricato e sacello domestico, è stata rinvenuta in
via Tovini.
.Proseguendo oltre via Palazzo
si imbocca via Teatro Romano che condurrà il turista a godere dall’alto
della splendida vista del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate. |
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