IL PARCO DEL BARBERINO

La collina del Barberino sorge a monte dell’abitato di Cividate Camuno cingendolo da nord-est con i suoi declivi rocciosi ammantati da boschi misti di latifoglie e conifere. La secolare presenza dell’uomo è testimoniata da qualche casa, da alcuni appezzamenti agricoli e dalla rupe di Santo Stefano, alla sommità della quale sorge l’omonima chiesa. In alto, oltre le dirupate rocce calcaree e l’intricato manto boschivo, si scorge la statua di Cristo Re che segnala la presenza, nelle vicinanze, dell’Eremo dedicato ai Santi Pietro e Paolo. 
Il parco ha un’estensione di 118,90 ettari con altitudine che varia da 250 a 450 m.
Il parco è stato riconosciuto dalla Regione Lombardia nel 1986 ai sensi della L.R.  83/86 “ Piano regionale delle aree regionali protette” ed istituito al fine di  salvaguardare il territorio sotto l’aspetto naturalistico e  paesaggistico e di valorizzarne la funzione sociale e culturale. Numerosi interventi legati alla manutenzione ordinaria e straordinaria della viabilità interna, al ripristino delle attività colturali, all’introduzione di infrastrutture quali panche, tavoli, fontane, in modo da rendere più piacevoli le escursioni, sono stati realizzati in questi ultimi anni con una ricaduta positiva sui fruitori dell’area sempre più numerosi per scopi, didattici (il colle situato all’interno del parco è il luogo ideale per lo studio ambientale di questa zona, sia per osservare gli aspetti naturali caratteristici di Cividate, sia per avere una visione d’insieme del territorio e dei cambiamenti succedutisi nel corso dei secoli), sportivi o semplicemente ricreativi o gastronomici.
Molti sono gli itinerari percorribili all’interno del parco seguendo mulattiere o i numerosi sentieri, alcuni dei quali sono stati riscoperti e ripristinati.
 
 
 
ITINERARIO PANORAMICO

Il percorso individuato è piuttosto breve, ma consente osservazioni di grande interesse sotto gli aspetti naturalistici, storici ed etnografici.

Dal centro dell’abitato s’infila Via Teatro Romano e lungo la breve salita che costeggia dall’alto il paese si può sostare per una prima osservazione.
 

Il teatro e l'anfiteatro romano

In Cividate Camuno si possono osservare i ritrovamenti di un teatro e di un anfiteatro romani: il primo di forma semicircolare e il secondo a forma circolare. 
Le notevoli dimensioni di questi resti fanno supporre un loro utilizzo non solo da parte degli abitanti di Cividate ma anche di quelli dell'intera Valle, se non addirittura della Valtellina e della Valtrompia.
Teatro e anfiteatro romani furono scoperti nel 1973 e alcuni scavi sono ancora in corso. Del teatro sono emersi i lunghi muri paralleli del portico postcaenam, chiusi ai lati da doppie scalinate che fungevano sia da accesso monumentale all'edificio, sia da collegamento tra l'interno e il portico. 
Il teatro è in pietra, indice della grande importanza che i Romani vi attribuivano: infatti il primo teatro in muratura a Roma venne costruito nel 55 a.C., solo mezzo secolo prima di quello di Cividate. Nel corso dei secoli l'edificio è stato spogliato per reimpiegarne i materiali: restano solo scarse tracce della pavimentazione in lastre di calcare grigio, utilizzate anche per il rivestimento degli alzati. Il teatro era collocato a ridosso del pendio, con esposizione a sud, secondo intenti scenografici e paesaggistici comuni in quell'epoca. Poco distante sorge l'anfiteatro, del quale sono emersi un piccolo tratto del muro ellittico perimetrale - fatto di ciottoli fluviali saldati con malta - e frammenti degli elementi radiali che sostenevano le gradinate. Nell'anfiteatro si svolgevano i combattimenti dei gladiatori.
I lavori di restauro del teatro e dell'anfiteatro romani, oggetto di finanziamento regionale, si sono conclusi in data 13 marzo 1998. Essi costituiscono il punto di partenza per la realizzazione del Parco Archeologico, secondo il progetto elaborato dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia.
A lavori finiti, l'effetto monumentale dovrebbe essere garantito. Infatti l'anfiteatro  presenta strutture fuori terra alte fino a due metri. In alcune zone saranno evidenti le gradinate rivestite di calcare di Buchenstein, in altre i compartimenti murari che servivano per sostenere la cavea. 
Civitas Camonorum era la capitale della Valcamonica in età romana.

Con un breve tratto di salita lungo la stessa via si raggiunge un incrocio nei pressi di una fontanella. Da qui si può osservare dall’alto il territorio di Cividate, prestando particolare attenzione ai cambiamenti occorsi nel corso dei secoli.

Lo sviluppo del paesaggio antropico

Cividate Camuno fu costruito in una zona strategica, perché in quel punto si incontravano i più importanti sentieri di tutta la Valle Camonica. Il sito in cui si trova, vista la sua collocazione geografica, dovette essere frequentato sin dalla preistoria e successivamente adibito a insediamento umano, prima come gruppo di capanne di cacciatori, poi come ritrovo di pescatori data la sua vicinanza al fiume Oglio. Un'altra informazione, non confermata, racconta che la sponda nord del lago d’Iseo arrivava sino a lì, dando corpo alla notizia che Cividate fosse un villaggio di pescatori. Guardando il paese dall’alto si nota che oltre a essere costruito su una piana circondata da colline, il suo borgo antico è tutto riunito in un gruppo di abitazioni collocate a sinistra dell’Oglio. Con lo sviluppo urbanistico degli ultimi decenni anche la parte destra dell’Oglio è stata adibita a territorio abitabile. Si nota soprattutto la presenza di una zona molto coltivata, la Prada, nata dal ritiro del fiume Oglio e formata da terreni sabbiosi e argillosi. Dagli anni settanta nella Prada sono stati installati importanti impianti industriali e artigianali che forniscono molti posti di lavoro. Il vecchio borgo è stato danneggiato molte volte dalle alluvioni, l’ultima delle quali, quella del 1960, ha sconvolto per parecchi giorni l’intera Valle Camonica.

Nelle vicinanze emergono le caratteristiche rocce di questa zona che si prestano facilmente ad alcune interessanti osservazioni geologiche.

La geologia

Il territorio comunale di Cividate Camuno è interessato da affioramenti di rocce di composizione prevalentemente carbonatica appartenenti alla serie triassica sudalpina, riconducibile ad un periodo compreso tra 245 e 225 milioni di anni fa.
Si tratta di rocce originatesi in seguito alla sedimentazione di frammenti di gusci di organismi marini, talvolta alternati ad argille, verificatasi sui bassi fondali del bacino marino allora presente.
Ciò motiva la ricchezza di fossili (ammoniti, coralli, lamellibranchi, gasteropodi) racchiusi in queste rocce.
Il successivo sollevamento della crosta terrestre che ha condotto alla formazione delle montagne (orogenesi) ha provocato l’evidente inclinazione degli strati.
Le rocce più antiche sono localizzate nella parte più meridionale del territorio e costituiscono la collina del Bardisone dove i calcari di colore grigio scuro sono disposti in sottili strati alternati ad interstrati neri di marne ed argille dello spessore massimo di un centimetro (Calcare di Angolo).
Nella zona del Barberino le formazioni rocciose sono invece caratterizzate  da calcari dolomitici o dolomite, massicci o grossi banchi di colore chiaro che danno luogo alle pareti che s’innalzano a monte del centro abitato.
Entrambi i rilievi del Barberino e del Bardisone sono legato all’erosione glaciale: la collina del Barberino costituisce la soglia di un gradino morfologico d’escavazione glaciale che interrompe il profilo longitudinale del fondovalle.
L’erosione glaciale ha agito selettivamente dando risalto morfologico alle formazioni di calcari massicci che sono strutturalmente compresi tra un piano di sovrascorrimento e faglia disposti trasversalmente all’asse della valle.
Il rilievo del Bardisone si allunga invece in senso longitudinale alla Val Camonica e separa il fondovalle dell’Oglio dal tratto finale del torrente Grigna.
 Anche questo rilievo è legato all’erosione differenziale che ha intaccato maggiormente altre forme litologiche più tenere poste in asse con l’Oglio e con la Grigna, mantenendo in evidenza il Calcare di Angolo, situato in posizione intermedia.
La superficie del Barberino e del Bardisone è stata intensamente modellata dall’erosione glaciale che ha 3creato una morfologia a balze e depressioni poco accentuate e tendenzialmente arrotondate, tipiche dei rilievi residuali di fondo valle.
La piana di fondovalle compresa tra Cividate e Piancogno, quindi l’area del Parco agricolo della Coltura è costituita quasi esclusivamente da sedimenti alluvionali deposti dal fiume Oglio dopo il ritiro del ghiaccio d’età würmiana.

Ora deviando verso destra si segue in salita una strada acciottolata che sale nel bosco ceduo e conduce nei pressi di una grande casa di campagna circondata da terrazzamenti coltivati a vite, sostenuti da muretti a secco. Osservando i piccoli appezzamenti che la circondano e i campi coltivati che si possono vedere in lontananza in riva all’Oglio e ai piedi della collina del Bardisone, si possono fare alcune osservazioni sulla ruolo dell’agricoltura nella storia e nell’attualità di Cividate Camuno. 
Aspetti agricoli

L’agricoltura ha cambiato radicalmente il territorio di Cividate, offrendogli un’impronta particolare che si nota soprattutto nella presenza di muri a secco che sostengono i terrazzamenti,  le strade e i  piccoli edifici rurali.
La coltura più significativa è quella della vite, nonostante sia in diminuzione rispetto al passato soprattutto nella zona delle colline che non hanno un’intensa insolazione rispetto al piano.
Nelle vigne, oltre alla vite, sono presenti piante di salice i cui rami, continuamente tagliati, forniscono le stroppe, i tradizionali legacci per fissare i tralci.
I seminativi sono rappresentati da campi di mais, oggi destinato in gran parte all’alimentazione zootecnica.
I prati, che rappresentavano quasi un terzo della superficie, vengono sempre più trascurati. Nonostante ciò non mancano prati soggetti ai tradizionali tre tagli (maggengo, rihia, terzarola) e a concimazioni. Alcuni sono anche utilizzati per il pascolo di cavalli, ovini e caprini. E’ significativa la presenza, all’interno del parco del Barberino, di un'azienda agrituristica che, oltre ad un piccolo allevamento caprino e a un frutteto tradizionale, cura la produzione di piccoli frutti come lamponi e mirtilli che rappresentano un interessante coltura alternativa.

La vite

In passato i contadini prendevano in affitto piccoli appezzamenti di terreno pagando con quarte di grano e con metà dell'uva prodotta; oggi invece la proprietà è molto frazionata e gestita direttamente dai contadini.
La coltura più diffusa era la vite e i vitigni utilizzati erano il balsamino, il barbera e la Sciàa. Attualmente queste colture sono state sostituite con varietà più produttive come il ciliegiolo. L'importanza dell' uva nell’economia civitadese era tale che una guardia campestre comunale ne controllava la maturazione. La vinificazione delle uve è rimasta ancora oggi una produzione casalina. La forma di coltivazione più diffusa è quella “a filare” nelle zone in pendenza, mentre nelle zone pianeggianti si riscontra la “pergola” con le caratteristiche colonnine in granito grezzo poste ai margini dei filari.
Il castagno
Nella parte boscosa del parco si possono notare grossi castagni sfruttati prevalentemente per la raccolta del prezioso frutto, avente in passato una funzione primaria nell’alimentazione delle famiglie contadine.
I castagneti, abbandonati negli anni ’60 a causa dello spopolamento della montagna, vengono oggi rivalorizzati tramite programmi di recupero delle piante danneggiate e di valorizzazione del prodotto. La creazione del consorzio della castagna, con sede a ,ne rappresenta un esempio concreto.
Il mais e la foraggicoltura
 Nella parte pianeggiante del parco del Barberino sono presenti coltivazioni di mais e prati pascolati. Il mais viene utilizzato soprattutto per l’alimentazione degli animali. 
I prati vengono sottoposti a tre tagli: uno a partire da maggio, uno nei mesi estivi e una prima dell’autunno. Il fieno prodotto viene utilizzato dalle aziende agricole oppure venduto a centri zootecnici. 
 

Si prosegue quindi verso sinistra con percorso semipianeggiante immergendosi nuovamente nel bosco.

Il bosco e la vegetazione

Nella zona del Barberino i boschi sono caratterizzati dalla presenza di conifere, gruppo di piante che presentano strutture, chiamate coni, responsabili dell’impollinazione presentanti  foglie aghiformi e sempreverdi, quali il pino nero (Pinus nigra) e il larice (Larix decidua) sono stati introdotti in questa zona una cinquantina d’anni fa. Si tratta di specie estranee alla vegetazione naturale del luogo e furono utilizzate, secondo il criterio usato nel dopoguerra, in virtù della loro rusticità che favorisce l’attecchimento su terreni inospitali. La scarsa densità di tali popolamenti ha consentito lo sviluppo di un bosco costituito da alberi di Le specie originarie sono rappresentate  in particolare dal carpino nero (Ostrya carpinifolia) e dall’ orniello (Fraxinus ornus). Boschi cedui si trovano localizzati nella collina del Bardisone, sono costituiti da vari tipi di latifoglie tra le quali spiccano il castagno, il carpino nero, l’orniello, querce, accompagnati da aceri, ciliegio, robinia e altre specie adatte ai climi mediamente caldi e a terreni poveri.

 Qua e là si scorgono alcuni grossi bozzoli di colore biancastro. Sono dei nidi, rifugio invernale della terribile processionaria.

Immergendosi ora completamente nel bosco più fitto il sentiero prosegue in discesa. Tra la vegetazione del sottobosco emergono alcune fioriture tipiche dei suoli calcarei.

Il sottobosco

Una particolarità del parco del Barberino è il sottobosco, questo è caratterizzato principalmente dal tipo di flora presente costituito da piante rampicanti come l’edera o da fiori come la rosa di Natale (Helleborus niger) e il ciclamino (Cyclamen purpurascens).
L’edera fa parte della famiglia delle Araliacee, cresce ovunque ed è formata da un fusto lianiforme radicante che si abbarbica a rocce, tronchi d’albero, muri, ecc. La radice è fascicolata, i fusti possiedono appendici a forma di radice, sparse a gruppi, per mezzo delle quali aderiscono ai sostegni. Le foglie sono alterne, di grandezza variabile da pochi cm fino quasi a 10 cm, cuoriformi alla base, con contorno triangolare, coriacee, di colore verde chiaro quando sono giovani, verde scuro da vecchie, un po’ lucide, generalmente venate di bianco, alcune volte pressoché intere, altre volte con 3 o 5 lobi. I fiori sono giallastri, riuniti in ombrelle isolate, o più spesso formanti pannocchie. Se una pianta verde non riceve sufficiente luce solare muore. Il miglior modo per una pianta di ricevere luce in abbondanza è di crescere alta, ma se una pianta con lo stelo molto sottile cresce troppo alta non riesce a stare diritta; per aiutarsi deve trovare qualcosa a cui appoggiarsi man mano che cresce. Le piante di questo tipo sono dette rampicanti, e un esempio di queste è appunto l’edera. Sul suo stelo cresce una specie di “barba”, formata da piccole radici che si conficcano dove appoggia. Queste piccole radici le impediscono di cadere mentre cresce. L’edera è utilizzata in medicina, in cucina e come pianta ornamentale.
La rosa di Natale appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee ed ama i terreni calcari e ombrosi. Il ciclamino appartiene alla famiglia delle Primulacee ed è una pianta erbacea annua o perenne.

Continuando a scendere si passa accanto ad alcune case coloniche e poi si raggiunge la santella dedicata ai caduti della Resistenza. Volendo estendere l’escursione si può deviare verso destra e, seguendo una pista nel bosco raggiungere l’abitato di Mezzarro. In alternativa si può scendere verso il corso del fiume Oglio e visitare il Santuario di Minerva. Volendo concludere l’escursione non resta che scendere verso sinistra e raggiungere in breve il bivio posto al termine di Via Teatro Romano. Seguendo questa strada si può quindi tornare nuovamente in paese. Volendo arricchire la visita con la conoscenza delle tradizioni culinarie locali, si può raggiungere l’azienda agrituristica “Le Margole”, posta sulla collina del Bardisone, a sud-ovest dell’abitato di Cividate. In questa zona esiste un altro percorso autoguidato.
 

L’azienda agrituristica “Le Margole”

Margole è una località a sud-ovest di Cividate presso la sponda sinistra dell’Oglio. Marga è un’antichissima voce celtica che identificava un canale da molino o una piccola condotta, spesso in legno o in pendenza che faceva funzionare, con una caduta d’acqua, le pale di un mulino. Per determinare le origini di questo termine si potrebbe far riferimento a “margola” che è un’antica voce alpina diffusa soprattutto in Trentino, o a margo, che potrebbe significare margine forse con riferimento alla sponda del fiume Oglio o di qualche torrente.
L’azienda agrituristica “Le Margole” è inserita nel Parco del Barberino, nel comune di Cividate Camuno ed è situata in posizione panoramica su questo grazioso paese e su un tratto del fiume Oglio.
L’agriturismo è posto in una cascina ristrutturata e presenta un portico finestrato, questo permette di offrire una ristorazione di buon livello e un’atmosfera allegra e amichevole.
Questa zona è da sempre dedicata alla coltivazione e al pascolo. 
La coltivazione è condotta seguendo i sistemi d’agricoltura biodinamica, evitando quindi l’uso di fertilizzanti chimici o di pesticidi. Tra le coltivazioni si trovano frutti di bosco e mele, si allevano inoltre capre, pecore, conigli e pollame. L’azienda offre una ristorazione a base di prodotti contadini.

L’agriturismo è aperto tutto l’anno previa prenotazione obbligatoria e offre servizio di ristorazione e possibilità di pernottamento.
 
 
PERCORSO VITA 

Il percorso Vita è stato curato da un gruppo di specialisti propone una serie di attività motorie, segnalate da apposita cartellonistica esplicativa, da compiere senza particolari sforzi fisici, lungo un tracciato di circa tre Km immerso nella collina del Bardisone.
 
 
PERCORSO DIDATTICO AUTOGUIDATO

Il parco grazie alla facile accessibilità in tutti i periodi dell’anno e alla ricchezza di aspetti naturalistici e culturali ben si presta allo svolgimento di attività legate all’educazione ambientale.Lungo la passeggiata prevista dal percorso sono dislocati 17 cippi di legno numerati corrispondenti corrispondenti alle tappe significative del percorso descritte su pieghevoli che si possono ritirare presso la sede del comune.
 
 
 PISTA CICLABILE

 Lungo il fiume Oglio, all’interno del parco, ha inizio la pista ciclabile che collega Boario con Cividate.
 

A cura del prof. P. Turetti e della classe III E -  I.P.S.S.C.T. “G. Ghislandi” Breno

Cividate Storia, Arte, Archeologia
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Il Parco del Barberino
Alcuni siti culturali dei paesi vicini
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Curiosità enogastronomiche
Tradizioni popolari: feste, curiosità
Bibliografia