LE TESTIMONIANZE PIU’ ANTICHE:  LA VICENDA PREISTORICA

Pochi ma eccezionali reperti sul colle di S. Stefano testimoniano del più antico sito della Valcamonica e uno dei più remoti dell’intero arco alpino.
Si tratta di parte di un fondo di capanna, in pietra a secco, e di una sorta di “blocco altare” litico databile attorno al 13.mo millennio. a.C. (c. 14  non cal. 13850 +\- 500 da oggi).
Una struttura quindi, non un rinvenimento sporadico, che indica quanto meno insediamenti stagionali ripetuti del Paleolitico Superiore e forse un luogo cultuale quando i primi gruppi di cacciatori risalirono le valli non ancora del tutto libere dalle lingue glaciali.
Sullo stesso luogo c’è un proseguo lungo più fasi, fra il Paleolitico Finale ed il Mesolitico Antico (sino al VI mill. a.C.) ad opera di gruppi di cacciatori ancora stagionali, ma evoluti in un ambiente più accogliente e ricco di grossa fauna. 
Centinaia di manufatti litici ci danno idea di stazionamenti prolungati e abitudinali nell’area dello sperone roccioso di S. Stefano dominante il largo tratto della valle sottostante e le vicine pendici; come accennato questo sembra essere il motivo strategico fondamentale della scelta del sito.
Non meraviglia quindi che sullo stesso luogo si stratifichino successivi reperti neolitici, nell’età dei primi agricoltori-allevatori, e delle successive fasi dell’età dei Metalli (età del Bronzo e del Ferro, II – I mill. a.C.) ed a seguire ricche strutture di una domus romana e reperti medievali. La gran parte di tali materiali sono stati rinvenuti in una piccola area alla base della rupe di S. Stefano, attualmente protetta e visitabile (Via Palazzo), mentre altri rinvenimenti provengono dagli scavi effettuati all’interno della sovrastante chiesa di S. Stefano. Nel quadro preistorico si collocano numerosi frammenti ceramici e bronzei ( fibule, ago crinale), granuli di collana, monili in osso finemente intagliati, strane incisioni su blocchi, e quindi resti di sepolture e massi che attestano opere di sistemazione e difensive. Solo piccoli tratti sono stati scavati, con risultati eccellenti, ma tutto indica che l’area archeologica preistorica avesse estensione maggiore, forse nell’intero complesso collinare circostante e le evidenze di castelliere nelle parti sommitali (almeno dell’età del Ferro), configura una piccola acropoli preromana, sovrastante un abitato che i resti di Via Palazzo ed altri sporadici fanno supporre all’intorno. Ma vi è altro: l’area, che sembra vocata naturalmente ad essere un mercato, un luogo di incontro  e scambio per la media Valle e le affluenti, deve aver svolto un ruolo sociale di rilievo viste le tracce di un tempio (a Retia?) dove poi sorgerà quello di Minerva medica et sanatrix, e la tarda arte rupestre della vicina Piancogno, dove ampie saranno le testimonianze d’età romana.
I Romani dovettero trovare un villaggio fortificato, di un certo prestigio e con un buon mercato, in ottima posizione, in un apprezzatissimo, da loro, ampio spazio pianeggiante e nacque Civitas Camunnorum. Non è escluso che la lunga tradizione e le peculiarità del luogo non ne facessero già una sede egemonica o comunque di raccordo, “federale” fra le piccole realtà locali. Roma, come d’uso, potrebbe aver sovrapposto gli emblemi del suo imperium. 
 

A cura del prof. U. Sansoni e della classe V B – IV B I.P.S.S.C.T. “G. Ghislandi” Breno
 


 
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