Cividate presenta gli esempi
migliori in Valle di un simbolo universalmente diffuso e che appartiene
alle tradizioni religiose di tutti i grandi cicli culturali, dai medio
orientali (III millenio a.C.) al mondo greco romano e quindi al cristiano,
in tutte le sue fasi, dall’ebraico all’islamico, all’indù, al mesoamericano
e di altre culture.
A Cividate abbiamo due espressioni
di età romana ed una di epoca rinascimentale fra le più pregevoli
in Lombardia.
I più antichi sono
a Spinera, nel pavimento musivo della cella centrale del Santuario della
Minerva (I secolo d.C. L'età flavia) e nel mosaico di un edificio,
probabilmente cultuale, connesso alle Terme (II secolo d.C.): due contesti
sacrali che ben illustrano l’alto valore che il simbolo assunse nell’età
romana e che semplifica il suo significato di fondo, quello di simbolo
archetipale di alleanza, unione, che connette due dimensionalità
quali l’umano e il divino, l’alto e il basso, il terreno e il celeste,
in sintesi i duali raccordati armonicamente e in modo indissolubile. Nella
sua struttura quadrilobata il nodo di Salomone richiama inoltre la croce,
la svastica, il cerchio, ad alludere a significati profondi quali la quadripartizione
ad esempio degli elementi (terra, acqua, aria,fuoco), dello spazio, (i punti
cardinali), del tempo (il ciclo stagionale), equilibrati in una figura che
esprime unità ed armonia anche dinamica (forma circolare e svastica
nell’intreccio interno) imperniata sul punto centrale, coincidentia oppositorum,
cioè il principio divino.
Gli esempi romani di Cividate
esprimono bene tale sacralità per i luoghi stessi in cui si collocano,
in particolare nella Cella centrale,
il santa santorum del Tempio di Minerva sorto su un preesistente
santuario dell’età del Ferro.
Il tappeto musivo, su cui
poggiavano arule in marmo con inscrizioni a exvoto, è ricco di elementi
simbolici d’ampio respiro nel mondo romano: scanditi in una decorazione
geometrica a quadrati e diamanti compaiono delfini (acquatici, dionisiaci,
beneauguranti), ramuli e foglie d’edera (sempreverde simbolo d’eternità
anch’essa dionisiaca), motivi ondulati, a scalea (acquatici, rigenerativi),
a scacchiera (la dialettica del destino), cruciformi e ventidue nodi, il
simbolo più rappresentato che sembra alludere particolarmente alla
virtù del legame con la dea, medica et sanatrix. Altro elemento di
rilievo sono le acque curatrici connesse al tempio, e richiamate nel pavimento,
acque che nella vicina Berzo hanno un’iscrizione a dedica fontibus divinis.
In quest’ambito simbolico va probabilmente collocato anche il secondo esempio
di mosaico con nodi, rinvenuto in un ambiente prossimo alle Terme di Cividate:
un esempio policromo del II sec. dove compaiono di nuovo ramuli e foglie
d’edera, ma anche intrecci e di nuovo si relaziona con un arula dedicata
ad Iside Regina ( mosaico esposto nel museo di Cividate).
Altri esempi d’età
romana sono nella vicina Piancogno con nodi incisi sulla roccia a fianco
di antropomorfi, armi, reticoli ed in un caso, un labirinto: vi è
qui un tono popolare meno aulico, ma indicativo per indendere diffusione
e valore del simbolo romano in zona. Molto più tardo è l’ultimo
esempio, quello di S. Maria dell’Ospedale, chiesa in comune di Malegno ma
giusto al di là del ponte di Cividate: qui il nodo compare graffito
alla base di un affresco molto danneggiato, databile al XIV sec. e raffigurante
secondo una recente indagine la Madonna della Misericordia; al fianco la
scritta con il nome dell’autore o di un devoto: Petrus figlio di Z (…)
(…) iscardi. E’ questo uno dei più bei casi del nodo come simbolo
mariano, che ha paralleli in Valcamonica ( Madonna col Bambino di Pietro
da Cemmo a S.Siro di Capodiponte ed a S.Maria in Silvis a Pisogne) e soprattutto
con grandi autori da Giotto ad Ambrogio Lorenzetti, al Foppa, al Perugino,
a Piero della Francesca a miriadi di compositori di miniature. In questi
casi il nodo correda la figura della Madonna, generalmente col Bambino,
come ad emblematizzare il legame divino di cui è portatrice, ma
sulla Madonna della Misericordia l’inflessione sembra focalizzarsi su l’unione
protettiva con i fedeli e -in questo caso- fors’anche con Petrus.
Gli esempi romani ed il
tardomedievale di Cividate rappresentano tasselli importanti nella storia
del simbolo ed esso si configura come il segno più significativo
e profondo della storia di Cividate.
A cura del prof. U. Sansoni
e della classe V B – IV B I.P.S.S.C.T. “G. Ghislandi” Breno
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