Un approccio ai culti della Valcamonica romana non può prescindere dalla visita al Santuario di Minerva a Breno e alla sala ad esso dedicata nel Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica sito in Cividate Camuno (sala 2). La statua di Minerva conservata al Museo rappresenta indubbiamente il pezzo romano più bello e significativo, così come il complesso santuariale venuto alla luce a Breno costituisce la principale testimonianza della sfera religiosa camuna in età romana. Nel corso del 1986, vari interventi edilizi in località Spinera tra Breno e Cividate hanno portato alla luce resti murari riferibili ad un santuario, situato sulla riva orientale del fiume Oglio, nel punto in cui la valle si restringe verso la montagna. Il santuario era addossato parzialmente ad uno sperone di roccia solcata da grotte e cavità naturali, dove sgorgava fino a non molto tempo fa acqua sorgiva. L’edificio romano, risalente all’età augustea, conobbe il suo massimo splendore nell’età flavia (69-96 d.C.), quando fu rifatto sicuramente nelle parti decorative (affreschi e mosaici) ma anche in quelle strutturali. Fu frequentato fino al IV secolo, nel V secolo fu distrutto da un incendio e in seguito fu sepolto da una disastrosa alluvione verificatasi nel 1200. Dal 1200 al 1986 la memoria del luogo sacro continuò a persistere fra la gente del posto, come prova l’esistenza, poco lontano, di un ponte detto “di Minerva”. Le strutture romane si impiantano su un complesso più antico, con il chiaro intento di rivitalizzare e romanizzare un culto indigeno legato all’acqua. L’edificio, non ancora indagato completamente e quindi momentaneamente non accessibile al pubblico, presenta una pianta a ferro di cavallo, secondo uno schema tipico dei Capitolia imperiali (es. il Capitolium di Brescia). La parte più interna è costituita da una serie di ambienti chiusi allineati mentre la parte anteriore era probabilmente ornata da colonne. Le strutture murarie sono in ciottoli di fiume legati da malta; gli ambienti principali erano decorati con pareti affrescate e pavimenti a mosaico. All’interno vasche e fontane confermano lo stretto rapporto con l’acqua. Il vano principale del complesso presenta un pavimento a mosaico geometrico bianco e nero e tracce di affreschi a motivo floreale a girali. Il Museo di Cividate (sala 2) illustra attraverso i pannelli le fasi del ritrovamento e dello scavo. Il plastico, in scala 1: 50 ripropone il santuario collocato nel suo suggestivo scenario naturale. Al centro del vano principale, adagiata sullo strato di crollo, è stata trovata la statua di culto del santuario. Si tratta di una copia romana in marmo greco di un originale greco di V sec. a.C., raffigurante la dea Athena/Minerva, opera di Pyrros, seguace di Fidia: il tipo è replicato in altri due esemplari tuttora esistenti, l’Atena della collezione inglese Hope e l’Atena Farnese del Museo di Napoli. La statua che vediamo al Museo è frutto di un sapiente restauro attuato nel 2000: al momento del ritrovamento essa si presentava priva della testa, delle braccia e di parte delle gambe.
Nella foto, la statua
Minerva
Minerva è stante,
abbigliata con chitone e mantello. La gamba sinistra è piegata al
ginocchio e arretrata rispetto alla destra su cui insiste il peso del corpo.
Il braccio destro era probabilmente teso, nel gesto tipico della divinità
che chiede l’offerta, mentre quello sinistro impugnava la lancia. La testa
è sormontata da un elmo con Sfinge; il petto è adornato da
un’egida con Gorgone e serpentelli penduli, attributi tipici di Minerva.
Sempre nella prima stanza
troviamo due arule in marmo con dedica a divinità orientali (Iside
e Serapide), a testimonianza del successo e della diffusione che ad un
certo punto i culti orientali ebbero in Valcamonica come in tutto l’Impero
romano.
Il pilastrino con Bacco fanciullo. Cliccare per ingrandire.
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