Cividate ha rivelato documenti archeologici di grande valore configurandosi tra i maggiori siti delle Alpi centrali: fu innanzi tutto Civitas Camunnorum la capitale amministrativa romana della Valcamonica, vera piccola città imperiale con teatro, anfiteatro, foro, templi, edifici pubblici, religiosi e privati, le cui vestigia sono oggi in parte fruibili al pubblico. Ma la sua vicenda è ben più lunga e profonda, partendo dal Paleolitico Superiore (16-17 mila anni fa) immediatamente dopo la liberazione della Valle dai ghiacciai, una fase testimoniata raramente in area alpina; prosegue poi nel Mesolitico (VI mill. a.C.) nel Neolitico (V-IV mill. a.C.), nelle età dei Metalli (III- I mill. a.C.) e quindi dopo l’età romana in tutte le fasi storiche dal Paleocristiano all’Alto Medioevo, agli splendidi esempi tardo medievali e rinascimentali. Ciò compone una stratigrafia di frequentazione umana straordinaria vista la lunghezza temporale e la qualità di talune testimonianze: si può dire che Cividate è un microcosmo che rispecchia in sintesi l’intera vicenda preistorica e storica dei centri alpini. Un ruolo, questo, che l’intera Valcamonica svolge da protagonista con i suoi 10 millenni di atre rupestre, i tanti monumenti e l’articolarsi emblematico del suo percorso nei millenni. Ma perché Cividate? Perché solo qui in Valle sembrano presentarsi tutte le fasi? Innanzitutto vi è la posizione geografica centrale e vicina allo sbocco di due Valli laterali importanti , quella di Borno, ad Ovest, e del Grigna, ad Est, ben frequentate sin dalle fasi antiche; quindi la sua conformazione orografica, al limite nord della piana che giunge sino al lago d’Iseo ed a ridosso di pareti piuttosto ripide che chiudono la Bassa Valle e la separano marcatamente dalla Media; dunque una sorta di passaggio obbligato e di cul de sac in una posizione di cerniera e di incrocio strategico sul piano insediativi economico e militare. |
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